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Michele Bosi Interview

Michele Bosi Interview

Ciao Michele, non è la prima volta che ti incontriamo ma comunque abbiamo un bel po’ di domande da farti, quindi mettiti comodo. Partiamo con una domanda classica. Quanti anni hai, di dove sei e come hai iniziato la tua carriera motociclistica?

Ciao ragazzi, è un piacere essere qui con Voi.
Sono toscano, di Firenze. Ho 39 anni oramai e ho iniziato da molto piccolo ad andare in moto, a 4 anni per l’esattezza. A 14 anni poi ho partecipato alle prime gare nel mondo del Trial, gareggiando nei cadetti fino alla partecipazione al primo mondiale a 16 anni. 
Poi mi sono avvicinato all’Enduro Estremo nel 2016.

Chi ti ha approcciato alla motocicletta,
 tuo babbo, uno zio oppure un amico?

I miei genitori erano già nell’ambiente off-road in quanto mio padre gestiva il Team ufficiale Trial Beta. Eravamo come una grande famiglia, mio padre gestiva il team e mia madre era adetta al reparto cucina per Jordi Tarres e gli altri componenti del team. Anche per Beta Motor era l’inizio, io andavo forte con il Trial e quindi ero come un fratello per Jordi.

Qual è il miglior risultato che hai ottenuto nel Trial?

Il mio miglior risultato è stato nono nel campionato mondiale Junior.

Quando è avvenuto il passaggio dal Trial all’Enduro Estremo e che cosa ha significato per te?

Con il Trial oltre che pilota sono stato anche Team Manager, e in questo ruolo ho vinto 16 titoli internazionali.
Sono stato anche l’assistente in gara di Adam Raga ed insieme abbiamo vinto persino sei gare contro un campione del calibro di Toni Bou.
Nel 2016 poi, sono approdato all’Enduro Estremo seguendo le orme di altri trialisti che si erano lanciati in questa nuova disciplina. In particolare il polacco Taddy Blazusiak, che era stato anche un mio pilota e che fu il primo trialista a vincere nel 2007 l’ErzbergRodeo.

Quali sono le differenze principali tra il Trial e l’Enduro Estremo?

La moto da Trial ti permette di avere una tecnica incredibile, indispensabile per superare gli ostacoli in successione, uno dopo l’altro. Anche nell’Enduro Estremo è importante avere una buona tecnica per superare gli ostacoli che sono molto simili a quelli che si trovano nel Trial.
Una grande differenza fra le due discipline è che il Trial è uno sport molto difficile a livello mentale perché si guida e si è circoscritti in un’area delimitata chiamata “zona”. La zona durante una competizione è sempre la stessa e la si ripete solo tre volte senza averla mai provata prima.
Inoltre è vietato sbagliare, infatti ogni volta che si appoggia un piede a terra scatta una penalità e questo mentalmente è molto stressante.
È difficile mantenere quindi la concentrazione e inoltre ci sono i giudici ed il pubblico che ti osservano costantemente.
Nell’Enduro invece non si è circoscritti all’interno di una piccola area, ma si è all’interno di un circuito di molti km. A volte si fanno errori ma non per questo si viene penalizzati e non sempre si guida davanti ad un pubblico. Diciamo che ci sono più opportunità di sbagliare e di allentare la pressione di gara.
A volte mi è capitato con il Trial, di provare a superare lo stesso ostacolo in allenamento (quasi mi vergogno a dirlo) almeno 1000 volte.
È difficile mantenere questa costanza ma indispensabile per acquisire la tecnica. Però in gara poi non serve, perché un ostacolo durante una competizione di Trial lo si deve ripetere solo tre volte. Per questo il trialista a differenza di un’endurista, il passaggio tecnico lo riesce a fare subito. Il trialista sa spesso individuare con un colpo d’occhio come poter superare l’ostacolo, è abituato a farlo e lo affronta da subito con la tecnica giusta e mettendoci il massimo impegno.

Tu ritieni che avere una formazione trialistica, sia fondamentale per ogni disciplina del motosport?

Indubbiamente, la sensazione e il feeling che si crea con la motocicletta da Trial è incredibile quanto fondamentale. Praticandolo si impara a “sentire” il terreno, e ad essere un tutt’uno con la moto.
A volte però capita che sia più facile fare determinati passaggi anche tecnici con la moto da Enduro, in quanto il maggior peso della moto offre più aderenza. Invece quando guidiamo una moto da Trial di soli 70 kg, tutto quello che dobbiamo fare per assecondare la moto è compito delle proprie movenze, delle nostre gambe e braccia, e dal feeling totale che dobbiamo avere con la leva della frizione. Per questo non possiamo sbagliare di un millimetro, è un sistema unito, corpo e motocicletta. Negli ultimi anni vediamo che tutte le discipline motociclistiche (ma diciamo tutti gli sport in generale) sono esasperati, portati all’estremo. Ultimamente vediamo anche fare evoluzioni incredibili con motociclette bicilindriche, come per esempio ci ha abituati Pol Tarres con la sua Yamaha Ténéré 700.


Tu cosa ne pensi? Credi sia solo una moda o potrebbe sfociare in un’ulteriore disciplina motociclistica?

Non saprei bene se sfocerà in una nuova disciplina, anche se si vocifera che qualcosa si voglia fare anche a livello mondiale. È una situazione molto simile a quando facciamo Trial con la moto da Enduro.
Ancora molti enduristi non concepiscono l’Enduro Estremo e mi chiedono spesso del perché faccia Trial con una moto da Enduro. La verità secondo me sta nel fatto che la moto da Trial serve solo a stare dentro ad un “recinto”. Non puoi utilizzarla per esempio per andare al supermercato o per muoverti in città. Praticamente puoi solo allenarti in aree predisposte mentre con una moto da Enduro si può andare ovunque. Con un solo mezzo si ha la possibilità di fare sia un po’ di fuoristrada, e poi andare “a comprare la schiacciata” come si dice dalle mie parti. La moto da Enduro per questi motivi allarga l’utenza e con le bicilindriche si abbracciano ancora più persone. Chiusura con chiave, bloccasterzo, borse per trasportare cose ecc… Insomma tutto è funzionale, comodo e soprattutto in regola. Nonostante questi motivi io consiglio comunque a tutti di comprarsi una moto da Trial e se avete un po’ di spazio, potrete praticare questa disciplina e trascorrere tante ore ad imparare la tecnica divertendovi.
Credo però che la motocicletta “ideale” debba avere una sella, così da essere comoda, più fruibile e in grado di essere utilizzata da un più ampio spettro di persone.

Veniamo un po’ alla tua moto. GasGas due tempi, EC 300 del 2024. Come la prepari per le gare di Enduro Estremo e come ti trovi? Hai mai pensato inoltre di gareggiare con una quattro tempi?

Devo essere sincero, l’ho appena acquistata come potete vedere dalle foto l’espansione che è ancora integra, in quanto sarebbe la prima cosa che avrei ammaccato.
Cerco di non fare troppe modifiche alle moto che guido, ma solo quelle veramente indispensabili. Logicamente si parte dagli pneumatici che secondo me sono fondamentali per l’Enduro Estremo, così come le mousse al loro interno.
Io utilizzo pneumatici Metzeler di cui sono anche sviluppatore, modello Extrasoft in abbinamento a una mousse molto morbida e cerco di tenere una pressione della ruota a 0,3 Bar, quindi come se avessi una camera d’aria molto sgonfia all’interno dello pneumatico, quasi con le stesse pressioni del Trial. Altri interventi sono l’adozione di protezioni, indispensabili per permetterci di concludere una gara con la motocicletta ancora integra.
Nelle gare di Enduro Estremo il rischio di danneggiare la moto contro i sassi per esempio o gli ostacoli in generale è molto alto.
Si sta in gara fino a otto ore e quasi sempre si è lontani dal punto di partenza quindi, se si vuole rientrare al paddock e terminare la gara è indispensabile proteggere le parti più delicate della nostra moto.



Perché nell’Enduro Estremo si usano principalmente motorizzazioni due tempi?

Diciamo che la motocicletta 2T è più facile da guidare nelle situazioni più difficili.
Sicuramente per l’erogazione del gas ma anche perché tende a scaldare meno dei 4T.
Oggi istallando la ventola di raffreddamento che ci permette di abbassare la temperatura della moto, arginiamo questa problematica anche sui quattro tempi, ma di base quest’ultimi si riscaldano di più, soprattutto con le gare che stanno diventando sempre più estreme. Con il surriscaldamento perdiamo anche la forza della frizione che è un componente fondamentale durante la guida. Comunque l’Enduro Estremo al giorno d’oggi si può fare bene anche con un 4T e penso che qualcuno in passato l’abbia già dimostrato.

Come vedi la scena dell’Enduro Estremo italiano rispetto agli altri paesi?

Qui in Italia la scena sta crescendo rapidamente, mentre in altri paesi l’Hard Enduro ha già prevaricato le altre discipline. In Italia c’è un importante background per quanto concerne l’Enduro “tradizionale”. Per cui è più difficile che l’Estremo prenda piede ma è solo questione di tempo.
Oggi per fortuna c’è anche un campionato italiano che da alcuni anni si sta sviluppando molto bene e tanti ragazzi giovani che si stanno appassionando a questa disciplina.

Nel 2022 hai organizzato la seconda edizione dell’Abestone, la prima gara di Enduro Estremo Italiana, facente parte del campionato mondiale.

La gara del 2022 ha avuto un grande successo, sia per affluenza di piloti da tutto il mondo che per il pubblico presente. La formula è stata vincente in quanto ho fatto in modo che con una semplice licenza italiana si potesse gareggiare in una competizione del mondiale. Poi ho concentrato le parti difficili del percorso in modo che il pubblico potesse vedere i piloti in azione e questo ha dato visibilità mediatica anche agli sponsor.
L’Abestone ha richiamato circa 10.000 persone a vedere la gara e ho raggiunto i 25 milioni di impression nei vari canali oltre a portare introiti in tutto il territorio riempendo i ristoranti, alberghi e le varie strutture ricettive.
Per la terza edizione, nonostante avessimo fatto un ottimo lavoro anche con i ragazzi della Red Bull, purtroppo la gara è stata annullata all’ultimo momento. Un vero peccato ma a causa della lentezza della burocrazia italiana per completare la lista di continui permessi e controlli richiesti, non vi erano più le tempistiche per assicurare lo svolgimento dell’evento.
Per il 2024 ci si riprova, verificando la fattibilità,
e saremo senz’altro pronti.

Che progetti hai per il futuro?

Ho divere cose in ballo. In primis continuare a contribuire a far crescere la scena italiana dell’Hard Enduro, proprio attraverso eventi importanti come l’Abestone.
Ma anche continuare a gareggiare nell’hard Enduro, penso di rimanere nell’ambiente per ancora tanti anni. Attualmente ho in programma di aprire anche una scuola di Enduro, con annessi tour e tante novità di cui vi terrò informati.

Grazie Michele per il tempo che ci hai dedicato ed in bocca al lupo per tutti i tuoi futuri progetti.

Testo: Rodolfo Maraldi – Foto: Rodolfo Maraldi e archivio fotografico Bosi

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