BETA, HANd MADE IN ITALY

BETA, HANd MADE IN ITALY

Nei numeri precedenti di Endurista Magazine, mi è capitato spesso di parlare di moto ormai purtroppo scomparse dalla scena dell’Enduro attuale, molte delle quali di produzione nazionale. Però ce n’é una, che pur cominciando in sordina a proporre i propri modelli da Regolarità e da Trial dalla metà degli anni ’70, è rimasta ben presente fino ai nostri giorni.

E con quali risultati!

Sto parlando di Beta Motor, la casa toscana di Rignano sull’Arno per gli appassionati di Enduro, Trial, e ora anche Motocross, non ha certo bisogno di presentazioni.
Fare un salto indietro nel tempo per raccontarvi un po’ la sua storia, mi sembra doveroso. Partiamo dal lontano 1904, quando il meccanico Giuseppe Bianchi aprì a Firenze una piccola officina per la produzione e riparazione di quelli che un tempo (e ancora oggi sul codice della strada) venivano definiti velocipedi. Alla fine della seconda guerra mondiale venne coistituita una società che assunse una vera e propria connotazione industriale che, nel 1951, adottò il marchio BETA, acronimo delle iniziali dei cognomi di Giuseppe Bianchi e Arrigo Tosi, nuovo socio dell’azienda. Le prime moto prodotte furono un ciclomotore con motore Garelli Mosquito da 38 cc. e una motoleggera da 125 cc. con motore due tempi JAP di fabbricazione britannica, poi sostituito a breve da quello tedesco JLO.

L’azienda toscana con sede a Rignano sull’Arno

Dal ’52 al ’56, furono i motori italiani FBM, della Franco Morini, ad equipaggiare i vari modelli in produzione, ma marchiati BETA sui carter. Nel 1966, l’alluvione che colpì Firenze non risparmiò l’azienda di Rignano che a quei tempi era ubicata nel capoluogo. Nonostante i danni subiti, Beta Motor riuscì a riprendersi, concentrando la produzione sui ciclomotori. Dal 1970 in poi l’azienda toscana cominciò ad interessarsi alla sempre più diffusa passione per il Motocross, la Regolarità ed il Trial, specializzazione che ne caratterizza ancora oggi la produzione con i risultati che tutti conosciamo: 13 titoli mondiali nel Trial, 12 nell’Enduro di cui 7 assoluti, oltre a 2 titoli europei, di cui uno nella 50 cc.

BETA 250 GS

Il modello storico Beta di cui vi parliamo oggi è una 250 GS prodotta a partire dal 1978 che, in varie versioni e aggiornamenti è rimasta in produzione fino al 1984. Quella in foto è una versione ben conservata del 1981.

La moto ha tutte le caratteristiche dell’epoca e, se confrontata con un modello attuale, crea qualche perplessità ai moderni enduristi, soprattutto quando si osservano elementi come sospensioni e freni. In verità, da “vecchietto”, posso dirvi che seppur quasi privi di ogni regolazione, anche le forcelle e gli ammortizzatori di un tempo svolgevano bene il loro lavoro ed erano sicuramente adatti e sufficienti a supportare le prestazioni di quelle moto. Per i freni invece è un altro discorso, in quanto erano davvero scarsi ma come diceva Tazio Nuvolari: “è l’acceleratore la cosa più importante, non i freni”. Questa BETA 250 è di proprietà di Andrea Giannelli, un romagnolo della provincia di Ravenna che, pur possedendo anche una 300 RR Racing, la usa ancora con soddisfazione, alternandola alle uscite col modello moderno.

I componenti sono rimasti originali, ad esclusione del silenziatore della marmitta, che è stato sostituito con uno del modello destinato al cross, con il fine di migliorarne le prestazioni. Come tutte le moto di quei tempi, il motore gira bene se tenuto su di giri, con una coppia massima solo 1400 giri sotto quelli massimi. Ma, a differenza di oggi, le gare erano molto più veloci e i tratti duri e impegnativi, meno frequenti e sicuramente alla portata di questo tipo di mezzi e dei loro propulsori scorbutici. Salendoci in sella si avvertono subito alcuni dettagli: l’ampiezza del manubrio, il grande angolo di sterzata, la ragionevole altezza da terra della sella e la sua morbidezza e il peso contenuto. Tutte cose che hanno sempre aiutato nella guida nei punti più tosti e che rimpiango un po’ sulle moto moderne. 

Ma, una volta si guidava molto più seduti, mentre oggi si sta molto più in piedi, riuscendo a guidare sicuramente meglio moto dalle caratteristiche completamente diverse. Non sono riuscito a fare un giro con questa 250, perché priva di assicurazione, ma appena ci sarà l’occasione, conto proprio di farlo per provare di nuovo le impegnative tecniche di guida di un tempo. Per il resto la moto ricalca la filosofia del tempo, diversificandosi solo nella struttura del telaio che, come oggi sulle BETA da Enduro, è un culla semplice sdoppiata, invece del più diffuso doppia culla di quegli anni. La sovrastruttura è interamente in materiale plastico e resina termoplastica per ridurre al minimo i pesi. Come tutte le moto dell’epoca, è presente un robusto e utilissimo cavalletto centrale. Insomma, una vera moto da Regolarità, essenziale, robusta e funzionale all’impiego a cui era destinata, che ha dato tante soddisfazioni ai piloti che l’hanno portata in gara e agli amatori che ne hanno posseduta una, come Andrea. |

Scheda tecnica BETA 250 GS – 1978

  • Tipologia: 2 tempi con testa e cilindro in lega leggera e canna riportata in ghisa.
  • Alesaggio e corsa: 70×64,5
  • Cilindrata: 248,09
  • Rapporto di compressione: 12:1
  • Potenza: 38 CV a 7400 g/min
  • Coppia max: 3,3 Kgm a 6000 g/min
  • Raffreddamento: ad aria
  • Alimentaziome: carburatore Bing 54 da 36 mm.
  • Serbatoio: in resina termoplastica 10 Lt.
  • Accensione: elettronica Dansi, candela
  • Avviamento: a pedale
  • Trasmissione e cambio: a catena 6 marce con innesti frontali
  • Frizione: multi disco a bagno d’olio
  • Sospensione anteriore: forcella in magnesio Marzocchi da 35 mm
  • Escursione anteriore: 220 mm
  • Sospensione posteriore: doppio ammortizzatore Corte & Cosso con regolazione precarico della molla
  • Telaio: in acciaio speciale a culla semplice sdoppiata
  • Pneumatico anteriore: 3.00 x 21′
  • Pneumatico posteriore: 4.50 x 18′
  • Peso: 109 Kg

Articolo a cura di: Fulvio Vanetti

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